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Cinque minuti di nero totale e il 40% del traffico su internet inghiottito nel nulla. E' stato sufficiente un black out di pochi minuti di Google per mettere ko quasi la meta dei navigatori online. Uno stop simultaneo di tutti i servizi di BigG, un evento "straordinario", mai avvenuto prima. Il black out è avvenuto il 16 agosto tra le 15.51 e le 15.52: Google Search, Gmail, You Tube e Google Drive si sono interrotti. Google ha ammesso il black out ma non ha fornito dettagli sulle cause.
Su Apps Status Dashbord appare la cronologia delle applicazioni google che si sono bloccate. «Il servizio è stato ripristinato un minuto dopo, ed è stato interamente risolto dopo quattro minuti» ha fatto sapere la compagnia di Mountain View. «Questa è una cosa enorme», così la ditta specializzata in analisi del Web, GoSquared, ha definto lo stop del 40% del traffico globale. Il servizio Topsy che monitorizza Twitter ha mostrato con un grafico cosa è successo in quei pochi secondi: un'impennata di cinguetti con migliaia di utenti che chiedevano cosa fosse successo a Google twittando l'hashtag #gooledown. Secondo BusinessInsider Google avrebbe perso 500.000 dollari
Su Apps Status Dashbord appare la cronologia delle applicazioni google che si sono bloccate. «Il servizio è stato ripristinato un minuto dopo, ed è stato interamente risolto dopo quattro minuti» ha fatto sapere la compagnia di Mountain View. «Questa è una cosa enorme», così la ditta specializzata in analisi del Web, GoSquared, ha definto lo stop del 40% del traffico globale. Il servizio Topsy che monitorizza Twitter ha mostrato con un grafico cosa è successo in quei pochi secondi: un'impennata di cinguetti con migliaia di utenti che chiedevano cosa fosse successo a Google twittando l'hashtag #gooledown. Secondo BusinessInsider Google avrebbe perso 500.000 dollari

Da oggi gli utenti di WhatsApp potranno inviare oltre ai classici messaggi testuali anche quelli registrati a voce attraverso un sistema che promette di essere a prova di principiante: un tap per registrare, e uno per inviare il messaggio vocale. Non ci saranno, è bene precisarlo, limiti di tempo e sarà possibile sapere quando il messaggio è stato ascoltato (un microfono blu comparirà sul display); il volume di ascolto, inoltre, si adatterà in modo automatico a seconda dell'utilizzo (all'orecchio o in vivavoce).
Un sistema di proiezione chiamato Aquatop sfrutta l'acqua come schermo dove è possibile allargare le immagini, trascinarle e persino cancellarle: per farlo, basta ''affondarle''. Il prototipo è stato creato da un gruppo di ingegneri della University of Electro-Communications di Tokyo
Non solo previsioni meteo, orari dei mezzi pubblici, info sul traffico e indicazioni stradali. Con i Google Glass, gli occhiali intelligenti del colosso di Mountain View, si potranno anche girare film a luci rosse. La dimostrazione è stata messa in rete dalla software house Mikandi, il market alternativo di Android, che propone l’uso degli occhiali high tech per la creazione di film hard.
In un video caricato in rete vengono esaltate le potenzialità dei Google Glass anche nelle scene vietate ai minori: la funzione per la visualizzazione a raggi X, il riconoscimento facciale per ottenere tutte le informazioni sul protagonista e l'attivazione della funzione pornify ispireranno di sicuro molti sceneggiatori del settore.
Il filmato (che non contiene scene di nudo integrale ma che qui vi proponiamo in una versione tagliata) ha per protagonisti due star internazionali del porno, James Deen (la stella del sito Brazzers) e Andy San Dimas (miglior attrice hard del 2011) che compiono le loro “gesta” sfruttando l’alta tecnologia di Google.
In un video caricato in rete vengono esaltate le potenzialità dei Google Glass anche nelle scene vietate ai minori: la funzione per la visualizzazione a raggi X, il riconoscimento facciale per ottenere tutte le informazioni sul protagonista e l'attivazione della funzione pornify ispireranno di sicuro molti sceneggiatori del settore.
Il filmato (che non contiene scene di nudo integrale ma che qui vi proponiamo in una versione tagliata) ha per protagonisti due star internazionali del porno, James Deen (la stella del sito Brazzers) e Andy San Dimas (miglior attrice hard del 2011) che compiono le loro “gesta” sfruttando l’alta tecnologia di Google.
Karsten Nohl, un esperto di sicurezza che si occupa di telefonia mobile, ha scoperto una pericolosa falla nel sistema per criptare i dati utilizzato da alcuni tipi di SIM. Il malfunzionamento può essere sfruttato da utenti malintenzionati per ottenere il controllo, in remoto, di un cellulare. Il problema, secondo Nohl, potrebbe interessare centinaia di milioni di SIM in giro per il mondo emesse negli ultimi anni da diversi operatori.
La scheda SIM (Subscriber Identity Module) viene fornita da una società telefonica al proprio cliente. Al suo interno contiene l’identificativo unico di abbonamento della persona cui è stata affidata. Inserita nel telefono, consente all’operatore di associare il cellulare a un determinato cliente, condizione necessaria per fornire i servizi telefonici. Senza la SIM il cellulare non è in grado di collegarsi alla rete telefonica e quindi di funzionare pienamente. Il sistema è molto diffuso ed è a oggi la principale soluzione utilizzata dagli operatori telefonici di tutto il mondo per gestire le attività dei loro clienti.
La falla di sicurezza, ha spiegato Nohl al New York Times, riguarda il DES (Data Encryption Standard), un algoritmo usato per cifrare i dati nelle SIM per evitare che possano finire in mani sbagliate quando sono trasmessi dal cellulare alla rete mobile. Il DES è un sistema alquanto datato: alcuni produttori hanno iniziato ad abbandonarlo preferendo sistemi più articolati, tuttavia si stima che ci siano ancora centinaia di milioni di SIM in giro per il mondo che utilizzano il vecchio sistema.
Durante i suoi due anni di analisi e prove, Nohl ha scoperto che inviando un particolare tipo di SMS a un cellulare – un messaggio “di servizio”, come quelli che spesso inviano gli operatori per configurare il proprio telefono – in un caso su quattro è possibile ottenere una risposta contenente la chiave di sicurezza della SIM con sistema DES. Entrando in possesso della chiave, è poi possibile inviare un virus alla SIM attraverso un SMS. Il codice contenuto nel messaggio permette di ottenere il controllo di buona parte delle comunicazioni effettuate con il cellulare. Si possono intercettare gli SMS, ci si può fingere il proprietario della SIM e in alcuni casi Nohl è anche riuscito a effettuare acquisti di opzioni e promozioni offerte dagli operatori.
Nohl, che è tedesco e ha fondato la società Security Research Labs, dice che grazie al suo sistema è possibile violare una SIM che usa il DES in meno di due minuti, utilizzando un comune computer. Ha eseguito un migliaio di test nel corso degli ultimi due anni, su SIM diffuse in Europa e negli Stati Uniti. Secondo le sue stime, ci sono 750 milioni di SIM che potrebbero essere interessate da questo tipo di problema in tutto il mondo.
Il problema non riguarda tutti i miliardi di SIM in circolazione perché negli ultimi anni diversi operatori hanno adottato nuovi sistemi, che offrono più garanzie per la sicurezza dei dati. Tra i più diffusi, c’è un sistema di tripla cifratura dei dati sempre basato sui principi di funzionamento del DES. Questo sistema non ha la falla di sicurezza scoperta da Nohl ed è quindi sicuro. Le SIM di ultima generazione usano l’AES (Advanced Encryption Standard), che offre ulteriori garanzie.
I responsabili della GSMA, l’associazione che raccoglie buona parte degli operatori telefonici del mondo, hanno confermato di avere ricevuto da Nohl la documentazione sulla falla di sicurezza delle SIM. I produttori delle schede e altre società potenzialmente interessate dal problema sono state avvisate, ma non è ancora chiaro quali soluzioni saranno adottate.
Nohl per ora non ha dato altre informazioni sul sistema che ha usato per violare le SIM, proprio per evitare che qualcuno di poco affidabile ci possa provare. Informazioni più dettagliate saranno comunicate da Nohl il primo di agosto durante Black Hat, la serie di conferenze sulla sicurezza informatica che si terrà a Las Vegas in Nevada (Stati Uniti) dal prossimo 27 luglio. Entro fine anno, Nohl pubblicherà anche un elenco dettagliato sui livelli di sicurezza e affidabilità delle SIM utilizzate dai principali operatori in giro per il mondo.
La scheda SIM (Subscriber Identity Module) viene fornita da una società telefonica al proprio cliente. Al suo interno contiene l’identificativo unico di abbonamento della persona cui è stata affidata. Inserita nel telefono, consente all’operatore di associare il cellulare a un determinato cliente, condizione necessaria per fornire i servizi telefonici. Senza la SIM il cellulare non è in grado di collegarsi alla rete telefonica e quindi di funzionare pienamente. Il sistema è molto diffuso ed è a oggi la principale soluzione utilizzata dagli operatori telefonici di tutto il mondo per gestire le attività dei loro clienti.
La falla di sicurezza, ha spiegato Nohl al New York Times, riguarda il DES (Data Encryption Standard), un algoritmo usato per cifrare i dati nelle SIM per evitare che possano finire in mani sbagliate quando sono trasmessi dal cellulare alla rete mobile. Il DES è un sistema alquanto datato: alcuni produttori hanno iniziato ad abbandonarlo preferendo sistemi più articolati, tuttavia si stima che ci siano ancora centinaia di milioni di SIM in giro per il mondo che utilizzano il vecchio sistema.
Durante i suoi due anni di analisi e prove, Nohl ha scoperto che inviando un particolare tipo di SMS a un cellulare – un messaggio “di servizio”, come quelli che spesso inviano gli operatori per configurare il proprio telefono – in un caso su quattro è possibile ottenere una risposta contenente la chiave di sicurezza della SIM con sistema DES. Entrando in possesso della chiave, è poi possibile inviare un virus alla SIM attraverso un SMS. Il codice contenuto nel messaggio permette di ottenere il controllo di buona parte delle comunicazioni effettuate con il cellulare. Si possono intercettare gli SMS, ci si può fingere il proprietario della SIM e in alcuni casi Nohl è anche riuscito a effettuare acquisti di opzioni e promozioni offerte dagli operatori.
Nohl, che è tedesco e ha fondato la società Security Research Labs, dice che grazie al suo sistema è possibile violare una SIM che usa il DES in meno di due minuti, utilizzando un comune computer. Ha eseguito un migliaio di test nel corso degli ultimi due anni, su SIM diffuse in Europa e negli Stati Uniti. Secondo le sue stime, ci sono 750 milioni di SIM che potrebbero essere interessate da questo tipo di problema in tutto il mondo.
Il problema non riguarda tutti i miliardi di SIM in circolazione perché negli ultimi anni diversi operatori hanno adottato nuovi sistemi, che offrono più garanzie per la sicurezza dei dati. Tra i più diffusi, c’è un sistema di tripla cifratura dei dati sempre basato sui principi di funzionamento del DES. Questo sistema non ha la falla di sicurezza scoperta da Nohl ed è quindi sicuro. Le SIM di ultima generazione usano l’AES (Advanced Encryption Standard), che offre ulteriori garanzie.
I responsabili della GSMA, l’associazione che raccoglie buona parte degli operatori telefonici del mondo, hanno confermato di avere ricevuto da Nohl la documentazione sulla falla di sicurezza delle SIM. I produttori delle schede e altre società potenzialmente interessate dal problema sono state avvisate, ma non è ancora chiaro quali soluzioni saranno adottate.
Nohl per ora non ha dato altre informazioni sul sistema che ha usato per violare le SIM, proprio per evitare che qualcuno di poco affidabile ci possa provare. Informazioni più dettagliate saranno comunicate da Nohl il primo di agosto durante Black Hat, la serie di conferenze sulla sicurezza informatica che si terrà a Las Vegas in Nevada (Stati Uniti) dal prossimo 27 luglio. Entro fine anno, Nohl pubblicherà anche un elenco dettagliato sui livelli di sicurezza e affidabilità delle SIM utilizzate dai principali operatori in giro per il mondo.
WhatsApp è ormai un must have, una delle prime applicazioni che vengono scaricate non appena si ha tra le mani uno smartphone. L’app permette di inviare messaggi e contenuti multimediali, gratuitamente, a tutti i nostri contatti.
La nuova versione di WhatsApp introduce due grosse novità. Innanzitutto potremo finalmente inviare più foto contemporaneamente con un solo invio. Inoltre è stat introdotta la possibilità di salvare tutte le nostre conversazioni su iCloud, lo spazio web gratuito che Apple mette a disposizione per ogni suo cliente.
L’applicazione passa da 0.89 centesimi ad essere completamente gratuita, richiedendo un abbonamento annuale come accade già per Android. Chi ha ha già precedentemente acquistato l’applicazione, godrà di un servizio illimitato senza necessità di alcun pagamento. Potete controllare lo stato del vostro abbonamento andando in Impostazioni > Account > Info Pagamento
La nuova versione di WhatsApp introduce due grosse novità. Innanzitutto potremo finalmente inviare più foto contemporaneamente con un solo invio. Inoltre è stat introdotta la possibilità di salvare tutte le nostre conversazioni su iCloud, lo spazio web gratuito che Apple mette a disposizione per ogni suo cliente.
- interfaccia multi invio: permette invio di selezione multipla di foto
- supporto dello schema ULR per app di terze parti
- backup e ripristino della cronologia chat tramite Cloud
L’applicazione passa da 0.89 centesimi ad essere completamente gratuita, richiedendo un abbonamento annuale come accade già per Android. Chi ha ha già precedentemente acquistato l’applicazione, godrà di un servizio illimitato senza necessità di alcun pagamento. Potete controllare lo stato del vostro abbonamento andando in Impostazioni > Account > Info Pagamento
Muore folgorata dopo avere ricevuto una telefonata sul suo iPhone 5, mentre questo era in carica. E' successo in Cina e la vittima è una hostess di 23 anni. Apple annuncia di aver avviato un'indagine di sicurezza. A riferirlo è il quotidiano Daily Mail, secondo cui la giovane, Ma Ailun, un'ex hostess della China Southern Airlines, avrebbe ricevuto un violento elettrochoc dal cellulare. Accasciatasi al suolo, la ragazza è stata immediatamente trasportata in ospedale ma i medici non sono riusciti a rianimarla.
Stando a quanto affermato da un'agenzia della Reuters, Apple indagherà sull'incidente. Lo riporta la stessa società. Anche l'agenzia ufficiale cinese Xinhua riferisce della morte dell'assistente di volo, che viveva nella regione occidentale dello Xinjiang, rimasta fulminata rispondendo al cellulare attaccato alla presa elettrica. «Siamo profondamente rattristati di apprendere di questo tragico incidente e offriamo le nostre condoglianze alla famiglia Ma. Faremo un'indagine approfondita e collaboreremo con le autorità», fa sapere l'Apple in un'email, nella quale la ditta di Cupertino si astiene da commenti e dal citare eventuali precedenti.
Stando a quanto affermato da un'agenzia della Reuters, Apple indagherà sull'incidente. Lo riporta la stessa società. Anche l'agenzia ufficiale cinese Xinhua riferisce della morte dell'assistente di volo, che viveva nella regione occidentale dello Xinjiang, rimasta fulminata rispondendo al cellulare attaccato alla presa elettrica. «Siamo profondamente rattristati di apprendere di questo tragico incidente e offriamo le nostre condoglianze alla famiglia Ma. Faremo un'indagine approfondita e collaboreremo con le autorità», fa sapere l'Apple in un'email, nella quale la ditta di Cupertino si astiene da commenti e dal citare eventuali precedenti.
Un sito cinese di microblogging, ci mostra alcune foto scattate dal vivo, di quelle che potrebbero essere le cover posteriori del nuovo iPhone low cost.
Possiamo vedere che le scocche sono in policarbonato e sono in tre colorazioni disponibili; giallo, rosa e verde.
Nelle scocche sono presenti i fori per la fotocamera, per il flash e il secondo microfono, ovviamente non manca il classico logo della mela che contraddistingue il marchio Apple.
Possiamo vedere che le scocche sono in policarbonato e sono in tre colorazioni disponibili; giallo, rosa e verde.
Nelle scocche sono presenti i fori per la fotocamera, per il flash e il secondo microfono, ovviamente non manca il classico logo della mela che contraddistingue il marchio Apple.
Un sito cinese di microblogging, ci mostra alcune foto scattate dal vivo, di quelle che potrebbero essere le cover posteriori del nuovo iPhone low cost.
Possiamo vedere che le scocche sono in policarbonato e sono in tre colorazioni disponibili; giallo, rosa e verde.
Nelle scocche sono presenti i fori per la fotocamera, per il flash e il secondo microfono, ovviamente non manca il classico logo della mela che contraddistingue il marchio Apple.
Possiamo vedere che le scocche sono in policarbonato e sono in tre colorazioni disponibili; giallo, rosa e verde.
Nelle scocche sono presenti i fori per la fotocamera, per il flash e il secondo microfono, ovviamente non manca il classico logo della mela che contraddistingue il marchio Apple.
Anche Marck Zuckerberg alla parata Lgbt della città californiana. Maglietta viola con stampato il logo del social network più famoso, ha ballato e cantato insieme ai suoi dipendenti, sfilando su un trenino. Secondo il Wall Street Journal, sono stati 700 gli impiegati del sito americano che hanno partecipato al Pride. Lo scopo: lottare per uguali condizioni di lavoro, ma anche costruire lo spirito di gruppo tra tutti i lavoratori della Silicon Valley, gay e no
Anche Marck Zuckerberg alla parata Lgbt della città californiana. Maglietta viola con stampato il logo del social network più famoso, ha ballato e cantato insieme ai suoi dipendenti, sfilando su un trenino. Secondo il Wall Street Journal, sono stati 700 gli impiegati del sito americano che hanno partecipato al Pride. Lo scopo: lottare per uguali condizioni di lavoro, ma anche costruire lo spirito di gruppo tra tutti i lavoratori della Silicon Valley, gay e no
Una rilassante giornata in spiaggia si trasforma in un viaggio faticosissimo in questo breve cortometraggio in stop-motion, realizzato con più di 1600 foto scattate e pubblicate su Instagram.
Una rilassante giornata in spiaggia si trasforma in un viaggio faticosissimo in questo breve cortometraggio in stop-motion, realizzato con più di 1600 foto scattate e pubblicate su Instagram.
Oggi la capacità di memoria di un comune Dvd arriva a circa 4,7 gigabyte di dati, e quella di un disco Blu-ray non supera i 50 gigabyte. Tuttavia, un team di ricercatori australiani dell’università di Swinburne è riuscito adesso a comprimere 1.000 terabyte, cioè un petabyte, su un unico Dvd attraverso una nuova tecnologia, a «doppio raggio laser», che aumenta drasticamente la capacità di memorizzazione.
Un petabyte, per intenderci, corrisponde a circa 50.000 film in full-hd o, in altre parole, è l’equivalente dello spazio necessario per memorizzare più di 13 anni di materiale video ad alta definizione. Gli esperti in microfotonica a Melbourne vogliono far entrare un petabyte, l'equivalente di circa 20 mila dischi Blu-ray, in un singolo supporto ottico. Hanno dunque creato un nuovo tipo di laser che potrebbe aumentare la capacità di dati su un singolo Dvd. La tecnica, in sintesi, sfrutta le tecnologie già esistenti e non cambia la dimensione o la forma del disco, ma modifica il laser utilizzato per scrittura e lettura dei dati. Il limite attuale viene infatti dettato da una legge di fisica nota come "Limite di Abbe", esposta 140 anni fa dal fisico tedesco Ernst Abbe: se un fascio di luce viene focalizzato attraverso una lente, il diametro del "punto di luce" risultante non può essere inferiore alla metà della sua lunghezza d’onda.
Ciò che hanno fatto gli studiosi dell’università di Swinburne è stato quello di trovare un modo per aggirare questi limiti attraverso l’uso di un laser standard per la scrittura dei dati e di un secondo per limitare l’azione del primo fascio.
Un petabyte, per intenderci, corrisponde a circa 50.000 film in full-hd o, in altre parole, è l’equivalente dello spazio necessario per memorizzare più di 13 anni di materiale video ad alta definizione. Gli esperti in microfotonica a Melbourne vogliono far entrare un petabyte, l'equivalente di circa 20 mila dischi Blu-ray, in un singolo supporto ottico. Hanno dunque creato un nuovo tipo di laser che potrebbe aumentare la capacità di dati su un singolo Dvd. La tecnica, in sintesi, sfrutta le tecnologie già esistenti e non cambia la dimensione o la forma del disco, ma modifica il laser utilizzato per scrittura e lettura dei dati. Il limite attuale viene infatti dettato da una legge di fisica nota come "Limite di Abbe", esposta 140 anni fa dal fisico tedesco Ernst Abbe: se un fascio di luce viene focalizzato attraverso una lente, il diametro del "punto di luce" risultante non può essere inferiore alla metà della sua lunghezza d’onda.
Ciò che hanno fatto gli studiosi dell’università di Swinburne è stato quello di trovare un modo per aggirare questi limiti attraverso l’uso di un laser standard per la scrittura dei dati e di un secondo per limitare l’azione del primo fascio.
Era il sogno di Bill Gates, ma impossibile all’epoca. Nella metà degli anni Novanta il fondatore di Microsoft si appassionava all’idea di Internet via satellite. Così tanto che accettava di dare il via a un progetto faraonico investendo subito 10 milioni di dollari per iniziare il progetto. L’obiettivo era il lancio di una costellazione di addirittura 840 satelliti e così la rete terrestre si sarebbe materializzata grazie a un parallela rete satellitare. Il sogno si rivelò impraticabile (sia per gli investimenti che per la tecnologia) è svanì rapidamente come era nato.
Sono passati quasi vent’anni e quell’idea pesantemente rivista doveva diventare realtà lunedì alle 20.53 (ora italiana) con i primi quattro satelliti O3b dedicati appunto all’impiego di Internet via satellite utilizzando la banda Ka (18-40 GHz). Ma il lancio del razzo russo Soyuz è stato rinviato per forti venti sulla Guyana francese.
Sono passati quasi vent’anni e quell’idea pesantemente rivista doveva diventare realtà lunedì alle 20.53 (ora italiana) con i primi quattro satelliti O3b dedicati appunto all’impiego di Internet via satellite utilizzando la banda Ka (18-40 GHz). Ma il lancio del razzo russo Soyuz è stato rinviato per forti venti sulla Guyana francese.
Facebook ha introdotto il sistema degli hashtag, con l’obiettivo di rendere le conversazioni più facili da seguire sul suo social network. La società ha annunciato la novità nel tardo pomeriggio di mercoledì 12 giugno, confermando che il sistema è già attivo per Facebook in inglese e che lo sarà presto per le altre lingue in cui è tradotto, italiano compreso. La possibilità di introdurre gli hashtag era in discussione da tempo e a marzo il Wall Street Journal aveva dato la notizia, spiegando che il sistema era quasi pronto.
Gli hashtag, per chi è ancora poco avvezzo allo strumento o non usa Twitter dove sono da anni molto diffusi, sono una sorta di etichetta che gli utenti inseriscono nei loro messaggi quando un argomento diventa particolarmente dibattuto. L’etichetta serve per rendere più facili da rintracciare le discussioni su quel determinato argomento. Ogni hashtag è composto da un # (cancelletto) seguito da una parola chiave: #esempio. La presenza del cancelletto trasforma la parola in un link, e cliccandoci sopra è possibile visualizzare tutte le discussioni in cui è stata inserita. In pratica si tratta di una scorciatoia per effettuare ricerche e filtrare le discussioni sui social network.
Il sistema degli hashtag è usato da tempo su Twitter ed è diventato una delle sue risorse più importanti, non solo per rintracciare le discussioni, ma anche per capire quali sono i temi più discussi sul social network in un certo momento. Altri servizi hanno adottato gli hashtag, come per esempio l’applicazione per fare foto artistiche Instagram, il sito di microblogging Tumblr e il servizio per raccogliere immagini e link trovati online Pinterest. Tra tutti questi, mancava fino a oggi il social network più grande e frequentato, cioè Facebook.
Gli hashtag, per chi è ancora poco avvezzo allo strumento o non usa Twitter dove sono da anni molto diffusi, sono una sorta di etichetta che gli utenti inseriscono nei loro messaggi quando un argomento diventa particolarmente dibattuto. L’etichetta serve per rendere più facili da rintracciare le discussioni su quel determinato argomento. Ogni hashtag è composto da un # (cancelletto) seguito da una parola chiave: #esempio. La presenza del cancelletto trasforma la parola in un link, e cliccandoci sopra è possibile visualizzare tutte le discussioni in cui è stata inserita. In pratica si tratta di una scorciatoia per effettuare ricerche e filtrare le discussioni sui social network.
Il sistema degli hashtag è usato da tempo su Twitter ed è diventato una delle sue risorse più importanti, non solo per rintracciare le discussioni, ma anche per capire quali sono i temi più discussi sul social network in un certo momento. Altri servizi hanno adottato gli hashtag, come per esempio l’applicazione per fare foto artistiche Instagram, il sito di microblogging Tumblr e il servizio per raccogliere immagini e link trovati online Pinterest. Tra tutti questi, mancava fino a oggi il social network più grande e frequentato, cioè Facebook.
Facebook ha introdotto il sistema degli hashtag, con l’obiettivo di rendere le conversazioni più facili da seguire sul suo social network. La società ha annunciato la novità nel tardo pomeriggio di mercoledì 12 giugno, confermando che il sistema è già attivo per Facebook in inglese e che lo sarà presto per le altre lingue in cui è tradotto, italiano compreso. La possibilità di introdurre gli hashtag era in discussione da tempo e a marzo il Wall Street Journal aveva dato la notizia, spiegando che il sistema era quasi pronto.
Gli hashtag, per chi è ancora poco avvezzo allo strumento o non usa Twitter dove sono da anni molto diffusi, sono una sorta di etichetta che gli utenti inseriscono nei loro messaggi quando un argomento diventa particolarmente dibattuto. L’etichetta serve per rendere più facili da rintracciare le discussioni su quel determinato argomento. Ogni hashtag è composto da un # (cancelletto) seguito da una parola chiave: #esempio. La presenza del cancelletto trasforma la parola in un link, e cliccandoci sopra è possibile visualizzare tutte le discussioni in cui è stata inserita. In pratica si tratta di una scorciatoia per effettuare ricerche e filtrare le discussioni sui social network.
Il sistema degli hashtag è usato da tempo su Twitter ed è diventato una delle sue risorse più importanti, non solo per rintracciare le discussioni, ma anche per capire quali sono i temi più discussi sul social network in un certo momento. Altri servizi hanno adottato gli hashtag, come per esempio l’applicazione per fare foto artistiche Instagram, il sito di microblogging Tumblr e il servizio per raccogliere immagini e link trovati online Pinterest. Tra tutti questi, mancava fino a oggi il social network più grande e frequentato, cioè Facebook.
Gli hashtag, per chi è ancora poco avvezzo allo strumento o non usa Twitter dove sono da anni molto diffusi, sono una sorta di etichetta che gli utenti inseriscono nei loro messaggi quando un argomento diventa particolarmente dibattuto. L’etichetta serve per rendere più facili da rintracciare le discussioni su quel determinato argomento. Ogni hashtag è composto da un # (cancelletto) seguito da una parola chiave: #esempio. La presenza del cancelletto trasforma la parola in un link, e cliccandoci sopra è possibile visualizzare tutte le discussioni in cui è stata inserita. In pratica si tratta di una scorciatoia per effettuare ricerche e filtrare le discussioni sui social network.
Il sistema degli hashtag è usato da tempo su Twitter ed è diventato una delle sue risorse più importanti, non solo per rintracciare le discussioni, ma anche per capire quali sono i temi più discussi sul social network in un certo momento. Altri servizi hanno adottato gli hashtag, come per esempio l’applicazione per fare foto artistiche Instagram, il sito di microblogging Tumblr e il servizio per raccogliere immagini e link trovati online Pinterest. Tra tutti questi, mancava fino a oggi il social network più grande e frequentato, cioè Facebook.
Facebook ha introdotto il sistema degli hashtag, con l’obiettivo di rendere le conversazioni più facili da seguire sul suo social network. La società ha annunciato la novità nel tardo pomeriggio di mercoledì 12 giugno, confermando che il sistema è già attivo per Facebook in inglese e che lo sarà presto per le altre lingue in cui è tradotto, italiano compreso. La possibilità di introdurre gli hashtag era in discussione da tempo e a marzo il Wall Street Journal aveva dato la notizia, spiegando che il sistema era quasi pronto.
Gli hashtag, per chi è ancora poco avvezzo allo strumento o non usa Twitter dove sono da anni molto diffusi, sono una sorta di etichetta che gli utenti inseriscono nei loro messaggi quando un argomento diventa particolarmente dibattuto. L’etichetta serve per rendere più facili da rintracciare le discussioni su quel determinato argomento. Ogni hashtag è composto da un # (cancelletto) seguito da una parola chiave: #esempio. La presenza del cancelletto trasforma la parola in un link, e cliccandoci sopra è possibile visualizzare tutte le discussioni in cui è stata inserita. In pratica si tratta di una scorciatoia per effettuare ricerche e filtrare le discussioni sui social network.
Il sistema degli hashtag è usato da tempo su Twitter ed è diventato una delle sue risorse più importanti, non solo per rintracciare le discussioni, ma anche per capire quali sono i temi più discussi sul social network in un certo momento. Altri servizi hanno adottato gli hashtag, come per esempio l’applicazione per fare foto artistiche Instagram, il sito di microblogging Tumblr e il servizio per raccogliere immagini e link trovati online Pinterest. Tra tutti questi, mancava fino a oggi il social network più grande e frequentato, cioè Facebook.
Gli hashtag, per chi è ancora poco avvezzo allo strumento o non usa Twitter dove sono da anni molto diffusi, sono una sorta di etichetta che gli utenti inseriscono nei loro messaggi quando un argomento diventa particolarmente dibattuto. L’etichetta serve per rendere più facili da rintracciare le discussioni su quel determinato argomento. Ogni hashtag è composto da un # (cancelletto) seguito da una parola chiave: #esempio. La presenza del cancelletto trasforma la parola in un link, e cliccandoci sopra è possibile visualizzare tutte le discussioni in cui è stata inserita. In pratica si tratta di una scorciatoia per effettuare ricerche e filtrare le discussioni sui social network.
Il sistema degli hashtag è usato da tempo su Twitter ed è diventato una delle sue risorse più importanti, non solo per rintracciare le discussioni, ma anche per capire quali sono i temi più discussi sul social network in un certo momento. Altri servizi hanno adottato gli hashtag, come per esempio l’applicazione per fare foto artistiche Instagram, il sito di microblogging Tumblr e il servizio per raccogliere immagini e link trovati online Pinterest. Tra tutti questi, mancava fino a oggi il social network più grande e frequentato, cioè Facebook.
Di tutti i panorami del nostro pianeta, forse uno dei più conosciuti in assoluto, è quello usato dalla Microsoft come sfondo default del sistema operativo XP. Ma questa foto non è inventata, è di un posto reale! Quindi c’è davvero questa collina, là fuori da qualche parte! Ed è un posto relativamente molto poco frequentato, completamente all’opposto della popolarità della foto.
La singola fotografia, non ritoccata nè modificata, fu scattata in origine dal fotografo Charles O’Rear, nel 1996. Dove si trova? A Sonoma County, in California, poco a sud dell’omonima Sonoma Valley. O’Rear era sulla strada verso Marin quando il fotografo si è fermato lungo la Highway 121. Ha preso così la sua fotocamera formato medio, e passato attraverso il recinto, ed ha scattato la foto.
Nel Novembre 2006, Simon Goldin, altro fotografo della zona, riprese la zona per mostrare com’è cambiata nel tempo, chiamandola “After Microsoft”. (
Movimento di precisione, traiettorie più realistiche e la funzione Pure Shot che permette agli appassionati di modificare la posizione del calciatore durante i tiri in porta. Sono alcune peculiarità che caratterizzano Fifa 14, svelate da EA Sports nel gameplay trailer del nuovo capitolo della simulazione calcistica. Il gioco arriverà nei negozi il 27 settembre per Pc, Ps 3 e Xbox 360
Movimento di precisione, traiettorie più realistiche e la funzione Pure Shot che permette agli appassionati di modificare la posizione del calciatore durante i tiri in porta. Sono alcune peculiarità che caratterizzano Fifa 14, svelate da EA Sports nel gameplay trailer del nuovo capitolo della simulazione calcistica. Il gioco arriverà nei negozi il 27 settembre per Pc, Ps 3 e Xbox 360
Apple pronta a 'rottamare' i vecchi iPhone direttamente nei suoi negozi in cambio di sconti per acquistare l'ultimo modello disponibile dello smartphone o, forse, anche altri prodotti della casa.
Secondo alcune indiscrezioni riportate da Bloomberg è questo il piano che Cupertino starebbe studiando in per incoraggiare gli affezionati della Mela morsicata al ricambio del melafonino. La 'campagna incentivi' potrebbe partire già questo mese.
Un virus che gira da sei anni e che secondro Eric Feinberg del gruppo Fans Against Kounterfeit Enterprise (FAKE), che ha spiegato a The New York Times come Facebook sia stata avvertita del problema, ma che sembri non prestare ascolto, mentre servirebbe fare molta attenzione e monitorare quello che passa attraverso il social network. Si tratta di un Trojan particolarmente insidioso che “dorme” nei computer fino a quando l’utente non si collega al suo conto bancario online. A quel punto Zeus è capace di simulare le pagine visitate al fine di carpire codici e password in un sofisticato tentativo di phishing. Terminata l’operazione scarica i dati ai mandanti che con tutte le coordinate ci mettono un attimo a svuotare conti e carte di credito o a vendere gli stessi codici sul mercato nero. Zeus gira dal 2007 e secondo gli esperti proprio nelle ultime settimane è sembrato esseri diffuso molto più di quanto temuto in precedenza, segno che continua a funzionare senza che gli antivirus in commercio siano in grado di rilevarlo e fermarlo efficacemente.
Per propagarsi, Koobface manda un messaggio in cui chiede di cliccare sul link di un video. Se la vittima clicca, si ritroverà un avviso in cui si chiede di aggiornare il video player. In questo modo, si auto eseguirà un programma che ruba i dati di profilo della vittima. Una volta che il computer, o l'account, Facebook, è infetto, il link verrà inviato automaticamente a tutti i nostri contatti. Vincent Weafer, senior vice president di McAfee Labs, commenta così la vicenda: "La risurrezione di Koobface ci ricorda che i social network continuano a rappresentare un'opportunità per l'intercettazione delle informazioni personali".
Come sempre il primo rimedio è il più importante, il buon senso. In caso di dubbi, meglio non cliccare su link sospetti e non aprire file sconosciuti. Meglio sempre chiedere di cosa si tratta anche se il file viene inviato da un amico.
Per propagarsi, Koobface manda un messaggio in cui chiede di cliccare sul link di un video. Se la vittima clicca, si ritroverà un avviso in cui si chiede di aggiornare il video player. In questo modo, si auto eseguirà un programma che ruba i dati di profilo della vittima. Una volta che il computer, o l'account, Facebook, è infetto, il link verrà inviato automaticamente a tutti i nostri contatti. Vincent Weafer, senior vice president di McAfee Labs, commenta così la vicenda: "La risurrezione di Koobface ci ricorda che i social network continuano a rappresentare un'opportunità per l'intercettazione delle informazioni personali".
Come sempre il primo rimedio è il più importante, il buon senso. In caso di dubbi, meglio non cliccare su link sospetti e non aprire file sconosciuti. Meglio sempre chiedere di cosa si tratta anche se il file viene inviato da un amico.
Un virus che gira da sei anni e che secondro Eric Feinberg del gruppo Fans Against Kounterfeit Enterprise (FAKE), che ha spiegato a The New York Times come Facebook sia stata avvertita del problema, ma che sembri non prestare ascolto, mentre servirebbe fare molta attenzione e monitorare quello che passa attraverso il social network. Si tratta di un Trojan particolarmente insidioso che “dorme” nei computer fino a quando l’utente non si collega al suo conto bancario online. A quel punto Zeus è capace di simulare le pagine visitate al fine di carpire codici e password in un sofisticato tentativo di phishing. Terminata l’operazione scarica i dati ai mandanti che con tutte le coordinate ci mettono un attimo a svuotare conti e carte di credito o a vendere gli stessi codici sul mercato nero. Zeus gira dal 2007 e secondo gli esperti proprio nelle ultime settimane è sembrato esseri diffuso molto più di quanto temuto in precedenza, segno che continua a funzionare senza che gli antivirus in commercio siano in grado di rilevarlo e fermarlo efficacemente.
Per propagarsi, Koobface manda un messaggio in cui chiede di cliccare sul link di un video. Se la vittima clicca, si ritroverà un avviso in cui si chiede di aggiornare il video player. In questo modo, si auto eseguirà un programma che ruba i dati di profilo della vittima. Una volta che il computer, o l'account, Facebook, è infetto, il link verrà inviato automaticamente a tutti i nostri contatti. Vincent Weafer, senior vice president di McAfee Labs, commenta così la vicenda: "La risurrezione di Koobface ci ricorda che i social network continuano a rappresentare un'opportunità per l'intercettazione delle informazioni personali".
Come sempre il primo rimedio è il più importante, il buon senso. In caso di dubbi, meglio non cliccare su link sospetti e non aprire file sconosciuti. Meglio sempre chiedere di cosa si tratta anche se il file viene inviato da un amico.
Per propagarsi, Koobface manda un messaggio in cui chiede di cliccare sul link di un video. Se la vittima clicca, si ritroverà un avviso in cui si chiede di aggiornare il video player. In questo modo, si auto eseguirà un programma che ruba i dati di profilo della vittima. Una volta che il computer, o l'account, Facebook, è infetto, il link verrà inviato automaticamente a tutti i nostri contatti. Vincent Weafer, senior vice president di McAfee Labs, commenta così la vicenda: "La risurrezione di Koobface ci ricorda che i social network continuano a rappresentare un'opportunità per l'intercettazione delle informazioni personali".
Come sempre il primo rimedio è il più importante, il buon senso. In caso di dubbi, meglio non cliccare su link sospetti e non aprire file sconosciuti. Meglio sempre chiedere di cosa si tratta anche se il file viene inviato da un amico.
Si candida a gestire l'intelligenza del televisore, l'interattività e i contenuti audiovideo in streaming. La nuova console di Microsoft presentata oggi - nome ufficiale Xbox One - è pronta a dare fastidio a un sacco di persone, dai produttori di smart tv ai broadcaster, da Amazon a Apple perché, per la prima volta, un console per videogiochi punta a diventare il media center "all in one" definitivo da mettere sotto il televisore con contenuti premium e multimediali.
"Vogliamo cambiare per sempre l'intrattenimento, consentendo per la prima volta all'utente di avere una relazione con il televisione", esordisce Don Mattrick presidente della divisione entertainment di Microsoft sotto un tendone nero e un cielo plumbeo all'Xbox Campus di Redmond. Sembra di riascoltare le parole di Bill Gates nel 2004 quando annunciò il Windows Media Center, una rivoluzione mancata che oggi forze trova più chance di successo. "Xbox watch tv", intima il manager di Microsoft alla scatola nera e la console passa dai giochi alla muscia alla televisione con la voce. E' questa la carta vincente che vogliono giocare con questa nuova generazione di console. Una scatola con funzioni da set-top box, contenuti originali (una serie dedicata ad Halo prodotta da Steven Spielberg e dirette per le partite della Nfl americana) e accordi con distributori di contenuti.
Illuminata da neon verdi la nuova Xbox 360 appare squadrata austera, lucida e nera. L'oposto della macchina bianca e tutte curve lanciata nel 2006. Un set-top box panterato che sarebbe piacerebbe molto a Batman o Diabolic. Sotto il cofano le caratteristiche tecniche sono quelle che sono filtrate in questi giorni e ricalcano le specifiche della rivale Ps4: 8GB RAM, USB 3.0, WiFi, supporto a Blu-ray drive, 500 GB hard drive e una architettura nativa a 64 bit con otto core. Completamente ridisegnato il sensore del Kinect. La periferica che riconosce la voce e il movimento del corpo promette di rilevare anche il battito del cuore. Monterà una camera ad alta risoluzione (1080p e 30 Fps) e avrà nuove funzione per il rilevamento della voce. Quanto all'infrastruttura di servizi che sarà chiamata a sostenere lo streaming on demand e le nuove feature legate all'interattività dei servizi online i manager di Microsof hanno promesso che si passerà dai 500 server de primo Xbox Live ai 300mila per Xbox One (l'attuale Xbox 360 era ferma a quota 15mila).
"Vogliamo cambiare per sempre l'intrattenimento, consentendo per la prima volta all'utente di avere una relazione con il televisione", esordisce Don Mattrick presidente della divisione entertainment di Microsoft sotto un tendone nero e un cielo plumbeo all'Xbox Campus di Redmond. Sembra di riascoltare le parole di Bill Gates nel 2004 quando annunciò il Windows Media Center, una rivoluzione mancata che oggi forze trova più chance di successo. "Xbox watch tv", intima il manager di Microsoft alla scatola nera e la console passa dai giochi alla muscia alla televisione con la voce. E' questa la carta vincente che vogliono giocare con questa nuova generazione di console. Una scatola con funzioni da set-top box, contenuti originali (una serie dedicata ad Halo prodotta da Steven Spielberg e dirette per le partite della Nfl americana) e accordi con distributori di contenuti.
Illuminata da neon verdi la nuova Xbox 360 appare squadrata austera, lucida e nera. L'oposto della macchina bianca e tutte curve lanciata nel 2006. Un set-top box panterato che sarebbe piacerebbe molto a Batman o Diabolic. Sotto il cofano le caratteristiche tecniche sono quelle che sono filtrate in questi giorni e ricalcano le specifiche della rivale Ps4: 8GB RAM, USB 3.0, WiFi, supporto a Blu-ray drive, 500 GB hard drive e una architettura nativa a 64 bit con otto core. Completamente ridisegnato il sensore del Kinect. La periferica che riconosce la voce e il movimento del corpo promette di rilevare anche il battito del cuore. Monterà una camera ad alta risoluzione (1080p e 30 Fps) e avrà nuove funzione per il rilevamento della voce. Quanto all'infrastruttura di servizi che sarà chiamata a sostenere lo streaming on demand e le nuove feature legate all'interattività dei servizi online i manager di Microsof hanno promesso che si passerà dai 500 server de primo Xbox Live ai 300mila per Xbox One (l'attuale Xbox 360 era ferma a quota 15mila).
Si candida a gestire l'intelligenza del televisore, l'interattività e i contenuti audiovideo in streaming. La nuova console di Microsoft presentata oggi - nome ufficiale Xbox One - è pronta a dare fastidio a un sacco di persone, dai produttori di smart tv ai broadcaster, da Amazon a Apple perché, per la prima volta, un console per videogiochi punta a diventare il media center "all in one" definitivo da mettere sotto il televisore con contenuti premium e multimediali.
"Vogliamo cambiare per sempre l'intrattenimento, consentendo per la prima volta all'utente di avere una relazione con il televisione", esordisce Don Mattrick presidente della divisione entertainment di Microsoft sotto un tendone nero e un cielo plumbeo all'Xbox Campus di Redmond. Sembra di riascoltare le parole di Bill Gates nel 2004 quando annunciò il Windows Media Center, una rivoluzione mancata che oggi forze trova più chance di successo. "Xbox watch tv", intima il manager di Microsoft alla scatola nera e la console passa dai giochi alla muscia alla televisione con la voce. E' questa la carta vincente che vogliono giocare con questa nuova generazione di console. Una scatola con funzioni da set-top box, contenuti originali (una serie dedicata ad Halo prodotta da Steven Spielberg e dirette per le partite della Nfl americana) e accordi con distributori di contenuti.
Illuminata da neon verdi la nuova Xbox 360 appare squadrata austera, lucida e nera. L'oposto della macchina bianca e tutte curve lanciata nel 2006. Un set-top box panterato che sarebbe piacerebbe molto a Batman o Diabolic. Sotto il cofano le caratteristiche tecniche sono quelle che sono filtrate in questi giorni e ricalcano le specifiche della rivale Ps4: 8GB RAM, USB 3.0, WiFi, supporto a Blu-ray drive, 500 GB hard drive e una architettura nativa a 64 bit con otto core. Completamente ridisegnato il sensore del Kinect. La periferica che riconosce la voce e il movimento del corpo promette di rilevare anche il battito del cuore. Monterà una camera ad alta risoluzione (1080p e 30 Fps) e avrà nuove funzione per il rilevamento della voce. Quanto all'infrastruttura di servizi che sarà chiamata a sostenere lo streaming on demand e le nuove feature legate all'interattività dei servizi online i manager di Microsof hanno promesso che si passerà dai 500 server de primo Xbox Live ai 300mila per Xbox One (l'attuale Xbox 360 era ferma a quota 15mila).
"Vogliamo cambiare per sempre l'intrattenimento, consentendo per la prima volta all'utente di avere una relazione con il televisione", esordisce Don Mattrick presidente della divisione entertainment di Microsoft sotto un tendone nero e un cielo plumbeo all'Xbox Campus di Redmond. Sembra di riascoltare le parole di Bill Gates nel 2004 quando annunciò il Windows Media Center, una rivoluzione mancata che oggi forze trova più chance di successo. "Xbox watch tv", intima il manager di Microsoft alla scatola nera e la console passa dai giochi alla muscia alla televisione con la voce. E' questa la carta vincente che vogliono giocare con questa nuova generazione di console. Una scatola con funzioni da set-top box, contenuti originali (una serie dedicata ad Halo prodotta da Steven Spielberg e dirette per le partite della Nfl americana) e accordi con distributori di contenuti.
Illuminata da neon verdi la nuova Xbox 360 appare squadrata austera, lucida e nera. L'oposto della macchina bianca e tutte curve lanciata nel 2006. Un set-top box panterato che sarebbe piacerebbe molto a Batman o Diabolic. Sotto il cofano le caratteristiche tecniche sono quelle che sono filtrate in questi giorni e ricalcano le specifiche della rivale Ps4: 8GB RAM, USB 3.0, WiFi, supporto a Blu-ray drive, 500 GB hard drive e una architettura nativa a 64 bit con otto core. Completamente ridisegnato il sensore del Kinect. La periferica che riconosce la voce e il movimento del corpo promette di rilevare anche il battito del cuore. Monterà una camera ad alta risoluzione (1080p e 30 Fps) e avrà nuove funzione per il rilevamento della voce. Quanto all'infrastruttura di servizi che sarà chiamata a sostenere lo streaming on demand e le nuove feature legate all'interattività dei servizi online i manager di Microsof hanno promesso che si passerà dai 500 server de primo Xbox Live ai 300mila per Xbox One (l'attuale Xbox 360 era ferma a quota 15mila).
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